Giornata contro la violenza sulle donne

Oggi, 25 novembre, si celebra la GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE.

La data ricorda l’assassinio e lo stupro di tre donne, tre giovani attiviste politiche, avvenuto il 25 novembre 1960 in quella che ora è la Repubblica Dominicana: erano le sorelle Mirabal. La loro morte simboleggia le vittime che ogni giorno, in tutto il mondo, subiscono le conseguenze della violenza di genere, quella maschilista e machista.
Vent’anni dopo la morte delle tre sorelle Mirabal, nel 1981, a Bogotà, in Colombia, si tenne uno storico convegno femminista, intitolato Primer Encuentro Feminista Latinoamericano y del Caribe. Cogliendo l’importanza di questi due eventi, avvenuti in anni diversi, ma nello stesso giorno, le Nazioni Unite decisero, nel 1999, che il 25 novembre sarebbe stata la Giornata Contro la Violenza sulle Donne.

La violenza di genere

La violenza sulle donne, detta anche violenza di genere, si esprime su donne e minori a loro legati in vari modi ed in tutti i paesi del mondo. Dalle forme più tragiche quali femminicidio e uxoricidio, a quelle più sottili, come la violenza psicologica e la violenza economica, passando attraverso varie forme tra cui la violenza e le molestie sessuali, i maltrattamenti fisici, lo stalking e gli atti persecutori, il revenge porn.
Nel mondo, 1 donna su 3 subisce o ha subito violenza e in Italia le cose non sono diverse. Dati Istat mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Ciò che colpisce è che le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner, parenti o amici.
Quelle fisiche sono le forme di violenza che più spesso escono allo scoperto ma, come in un iceberg, vi è una larga parte di violenza sommersa, si tratta dei maltrattamenti psicologici, una forma di violenza subdola e non facilmente identificabile neppure dalla stessa vittima.

La violenza psicologica

Si tratta di un vero e proprio abuso emotivo, un meccanismo di sopraffazione che giorno dopo giorno mina il valore personale, la dignità, l’autostima, il senso di identità di chi lo subisce. La sua caratteristica è proprio quella di essere continua nel tempo e con tendenza all’incremento: all’inizio la donna non si rende neppure conto di quanto le sta accadendo, se ne accorge quando ormai la sua identità ne viene totalmente sopraffatta.
Quali sono gli atteggiamenti disfunzionali di un partner che esercita maltrattamento psicologico:
Svalutazione costante. Umiliazione e critiche sono gli strumenti trasmessi con un linguaggio volto a sminuire la partner e a farla sentire piccola e insignificante.
Controllo o gelosia patologica. Dal “dai fammi vedere il tuo telefono” si passa al “tu non esci di casa”. La libertà viene fortemente limitata, a volte la donna non è neppure libera di vestirsi come desidera, ma deve sottostare alle “indicazioni” che le vengono impartite.
Isolamento. il partner tenta costantemente di gettare discredito sulle persone vicine alla donna, fino ad arrivare al punto di isolarla completamente dalla sua rete di conoscenze, amicizie e parentele.
Trascuratezza emotiva. La tattica del silenzio, trasmettendo totale indifferenza nei suoi confornti, riesce a far scatenare nella donna senso di colpa e di inadeguatezza.
Gaslighting. Destabilizzazione della partner attraverso la negazione di fatti realmente accaduti: si spinge la vittima a dubitare di se stessa mediante una strategia comunicativa volta a farle credere di essere pazza.
Minacce e ricatti. A volte esplicite, altre implicite come le minacce di “portarle via i figli” o i ricatti economici.

Chiedere aiuto

La cosa più difficile per una donna che subisce violenza in casa, il luogo in cui dovrebbe essere amata e protetta, è chiedere aiuto.
Vergogna, senso di colpa, paura frenano le donne che hanno subito violenza dal rivolgersi a qualcuno che possa aiutarle.
E’ bene sapere che in Italia vi sono numerosi centri antiviolenza cui rivolgersi, che esiste un numero telefonico di riferimento, il 1522, e che presso vari Pronto Soccorso si sta implementando un percorso speciale per chi subisce violenza, contrassegnato da un codice rosa: uno spazio protetto, detto stanza rosa, in grado di offrire assistenza dal punto di vista fisico e psicologico e informazioni sotto il profilo giuridico, nel fondamentale rispetto della riservatezza. In merito allo spazio rosa, sono state emanate le seguenti Linee Guida nazionali per le Aziende sanitarie e le Aziende ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza.

A chi rivolgersi

Oltre che al Pronto Soccorso, le donne che subiscono violenza possono rivolgersi al Numero anti violenza e stalking: 1522; possono contattare i Centri Antiviolenza o recarsi presso i Consultori Familiari; possono contattare direttamente la Polizia di Stato tramite l’apposita App Youpol o contattare il 112 senza esitare nel caso in cui il maltrattante abbia usato violenza fisica, nel caso in cui il maltrattante possieda delle armi o nel caso in cui si stia fuggendo con i figli (in modo da evitare la denuncia per sottrazione di minore).

In ogni caso, l’importante è trovare il coraggio di parlarne con qualcuno che possa aiutare; lo psicologo formato in modo specifico sulle situazioni di violenza è una delle figure che può dare sostegno e supporto.

Pensieri tra i sentieri