Coronavirus: Emergenza, Fase 2 e Percezione del Rischio

Da oggi è iniziata la fase due, finalmente si può praticare sport all’aria aperta (seppur con le dovute cautele) e uscire di casa un po’ di più.

Ma non bisogna dimenticare che siamo sempre in una situazione di EMERGENZA, certo in una fase meno restrittiva, ma in cui è sempre necessario mantenere alta la guardia.

Emergenza

Etimologicamente parlando, l’EMERGENZA è qualcosa che emerge, appunto, ma non va dimenticata la parte sommersa: l’emergenza è come un iceberg, di cui è possibile vedere solo la parte che spunta dall’acqua. Ma è la parte nascosta, quella che non conosciamo, la parte più pericolosa e che crea il maggior rischio.

Rischio e Pericolo

Che cosa sono rischio e pericolo? Sintetizzando possiamo dire che il pericolo è “qualcosa che può causare un DANNO“, il rischio è la “PROBABILITA’ che qualcosa accada e che possa provocare un danno“. Scientificamente il rischio (R) risponde alla formula R=PxD, dove P sta per probabilità che il danno accada, e D sta per danno provocato.

Se navigo nel mar dei Caraibi, la probabilità pari a zero di incontrare un iceberg ridurrà il rischio a zero, diverso il discorso se mi trovo nei mari del nord, dove non solo aumenta la probabilità di incontrarne, ma gli iceberg sono molto grandi e possono causare gravi danni.

E il coronavirus? Il Rischio di ammalarsi è strettamente legato alla Probabilità di entrare in contatto con una persona infetta, ne consegue che più persone incontro, più sono a rischio. Il Danno, in questo caso, è la malattia. Per alcuni si manifesta in forma grave, per altri è un disagio, per altri ancora è senza sintomi, ecco quindi che entra in gioco un’altra variabile: la Vulnerabilità (da alcuni anche considerata come G, ovvero Gravità del danno).

La formula diventa allora R=PxDxV … una barca a vela è più vulnerabile di una rompighiaccio: navigare tra gli iceberg sarà per lei più rischioso (a parità di probabilità e di possibile danno). Il che equivale a dire che se ho già delle malattie pregresse, per me contrarre il virus sarà più rischioso (più Grave).

La percezione soggettiva del rischio

Ma questa semplice formula da sola non basta, poiché nell’affrontare la situazione entra in gioco un’ulteriore variabile, forse la più importante: la percezione soggettiva del rischio …. eh già, perchè non siamo tutti uguali, qualcuno ritiene che sia pericoloso lanciarsi col paracadute, scalare una montagna o fare immersioni, qualcun altro lo fa regolarmente come sport senza alcun timore. Allo stesso modo alcuni pensano che sia pericoloso girare senza mascherina e senza guanti, altri ritengono che siano misure eccessive.

La percezione soggettiva del rischio deriva dall’individuale INTERPRETAZIONE della realtà, e tale interpretazione è influenzata da fattori quali la consapevolezza delle situazioni, il sistema di credenze e valori, il sistema di norme sociali che ha contribuito a creare la nostra visione del mondo.

Un aspetto importante riguarda anche il fatto che fino a quando il rischio è potenziale, cioè non credo possa toccare direttamente me o persone a me vicine, c’è la tendenza a sottostimarlo, abbassando quindi il livello di allerta e le conseguenti azioni di prevenzione. Più è bassa la percezione del rischio, più alto sarà il livello di indifferenza!

Nella fase 2 di contrasto al coronavirus sarà, dunque, fondamentale continuare a prestare attenzione a proteggersi e agire con RESPONSABILITA’. Al contempo consiglio a tutti di riprendere il più possibile l’attività all’aperto, magari raggiungendo posti isolati, dove sarà possibile staccarsi dal pensiero del virus e riprendere contatto con noi stessi.

Pensieri tra i sentieri